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Rubrica diretta ed ideata dal Dott. Salvatore Guida
Pubblicato il 16/02/2012
La pubalgia ・ una patologia riscontrabile frequentemente negli sportivi; in particolare modo nei giocatori di calcio, in coloro che praticano la scherma, il basket, la corsa ad ostacoli e i podisti.
La pubalgia ・ una sindrome dolorosa che interessa la regione addomino-
Il dolore nella pubalgia nella sua forma medio-
Progredendo nelle fasi della patologia il dolore tende ad aumentare soprattutto negli scatti e nei bruschi scambi di direzione.
Si possono distinguere tre forme di pubalgia:
“la sindrome retto-
“la sindrome sinfisiaria” ・ causata da ripetuti microtraumi che a loro volta causano il cedimento parziale della sinfisi pubica (formazione fibro-
“la sindrome della guaina del retto femorale” o “sindrome del nervo perforante del retto addominale nel calciatore” causata da una fissurazione della fascia superficiale addominale che a sua volta causa lo stiramento del nervo perforante.
Pubalgia cosa fare per evitare la cronicizzazione della patologia ・ bene intervenire subito con:
Il riposo per alcune settimane
Il trattamento farmacologico antinfiammatorio locale e sistemico
sedute di laser terapia yag ad alta potenza
Tecar terapia
esercizi di stretching degli adduttori
esercizi di riequilibrio del bacino con metodica RPG (rieducazione posturale globale)
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Riconoscere la giusta scarpetta
Rubrica diretta ed ideata dal Dott. Salvatore Guida
Pubblicato il 10/12/2010
IL DOTT. SALVATORE GUIDA RICEVE SU APPUNTAMENTO AL SEGUENTE NUMERO DI TELEFONO 334-
Per il podista è fondamentale conoscere le caratteristiche del proprio piede per evitare di comprare scarpette “sbagliate” che dopo poco tempo di utilizzo potrebbero danneggiare caviglie, ginocchia, bacino e colonna vertebrale. Conoscere la differenza tra pronazione e supinazione, quindi, è importantissimo. A seconda della modalità in cui avviene l’appoggio, oltre a quelle di passaggio e stacco, si qualifica la tipologia strutturale del piede. Nel soggetto caratterizzato da appoggio del piede neutro, l’ammortizzamento del peso corporeo avviene in modo regolare: il piede si regge correttamente sul tallone e il peso corporeo si sposta sull’arco plantare, che deve essere leggermente concavo, fino alla punta del piede. Nel soggetto pronatore, ossia caratterizzato da appoggio del piede in pronazione (si dice anche piede pronato), l’ammortizzamento del peso corporeo avviene in modo irregolare nonché scarso poiché, in seguito all’impatto del tallone al suolo, la caviglia tende a incurvarsi e a cedere verso l’interno. La pronazione si articola su vari livelli: pronazione eccessiva o iperpronazione, pronazione intermedia, pronazione moderata. Nel soggetto supinatore, ossia caratterizzato da appoggio del piede in supinazione (o appoggio del piede in inversione; si dice anche piede rigido o piede supinato), l’ammortizzamento del peso corporeo avviene solo parzialmente poiché, in seguito all’impatto del tallone al suolo, la caviglia tende a incurvarsi e a cedere verso l’esterno. L’arco plantare è troppo sollevato rispetto alla norma e ciò causa una flessione inadeguata del piede che durante il passo o la falcata rimane irrigidito oltremisura. Seguiva una foto esplicativa conclusione: Una volta ben compresa la struttura del proprio piede, si consiglia di recarsi sempre in un negozio specializzato, che abbia un buon assortimento e personale qualificato
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Stretching per Podisti
Rubrica diretta ed ideata dal Dott. Salvatore Guida
Pubblicato il 05/12/2010
Evidenze e luoghi comuni
Si può affermare che:
a) lo stretching è una disciplina terapeutica e come ogni terapia ha indicazioni e controindicazioni:
b) quindi può far bene o far male;
c) la ricerca ha dimostrato che è abbastanza ininfluente sulla prevenzione degli infortuni, mentre può migliorare la prestazione aumentando l'elasticità;
d) ogni sport ha il "suo" stretching (Alter e al.)
Il punto c) è fondamentale in quanto molti pensano l'esatto contrario: non serve a migliorare la prestazione, ma aiuta nella prevenzione. Che questa posizione generalizzata non abbia senso è abbastanza facile dimostrarlo anche con considerazioni generali:
1) lo stretching aumenta l'elasticità muscolo-
2) l'infortunio si attua quando certi limiti elastici vengono superati;
3) con una maggiore elasticità, il gesto atletico sarà migliore e più ampio (miglioramento della prestazione), ma la probabilità di infortunio sarà la stessa.
Con un paragone un po' azzardato è come se lo stretching aumentasse la cilindrata di una macchina: si va più forte, ma non si vede perché si dovrebbero anche diminuire le probabilità di uscire di strada!
Il punto d) è altrettanto fondamentale e si spiega con il semplice concetto che un certo gesto atletico può stirare il muscolo fino a una certa percentuale della sua lunghezza iniziale: il quadricipite di un velocista durante i 100 m si stira percentualmente di più di quello di un maratoneta durante la maratona ecc. Lo stretching deve assicurare la massima elasticità per il gesto che si dovrà compiere.
Il runner in genere non ama dedicare tantissimo tempo allo stretching.
La seduta di stretching – Se ne possono definire due in momenti diversi: quella prima del consueto e quella specifica,per esempio nel giorno di riposo. Fondamentale è eseguire lo stretching DOPO il riscaldamento.
Si eseguano gli esercizi per una durata da 20" a 1' (il minimo e il massimo suggerito dalla letteratura scientifica) a secondo delle preferenze individuali; a mio avviso la durata ottimale è 30" (si evita la deformazione permanente del tessuto connettivo). Nel passare da un esercizio all'altro, rilassarsi almeno per 30".
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