rubrica medica - A. S. D. PODISTICA CASORIA

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rubrica medica



Rubrica diretta ed ideata dal Dott. Salvatore Guida
Pubblicato il 16/02/2012

La pubalgia
una patologia riscontrabile frequentemente negli sportivi; in particolare modo nei giocatori di calcio, in coloro che praticano la scherma, il basket, la corsa ad ostacoli e i podisti.

La pubalgia
una sindrome dolorosa che interessa la regione addomino-pubo-crurale con quadri clinici anche molto diversi tra loro, altresconsiderata una patologia da sovraccarico cio causata da microtraumi ripetuti nel tempo e da allenamenti in condizione di affaticamento dello sportivo, da patologie muscolari e tendinee, patologie ossee e articolari o da patologie infettive e tumorali.

Il dolore nella pubalgia nella sua forma medio-lieve
localizzato all'inguine e/o sul pube e/o all'interno della coscia, in genere si presenta al mattino nel momento del risveglio e nei primi minuti degli esercizi fisici per poi scomparire con il riscaldamento muscolare.
Progredendo nelle fasi della patologia il dolore tende ad aumentare soprattutto negli scatti e nei bruschi scambi di direzione.

Si possono distinguere tre forme di pubalgia:
la sindrome retto-adduttoria caratterizzata da un'infiammazione cronica nel luogo di inserzione sul pube dei muscoli addominali e dei muscolo adduttori. Il pube infatti il centro in cui confluiscono notevoli tensioni muscolari sia dall'alto (muscoli addominali) che dal basso (muscoli adduttori) le quali si trovano ad agire su uno spazio esiguo, per queste motivazioni il pube diventa frequentemente luogo di patologia da sovraccarico.

la sindrome sinfisiaria causata da ripetuti microtraumi che a loro volta causano il cedimento parziale della sinfisi pubica (formazione fibro-cartilaginea posta tra i due emibacini). Il cedimento della sinfisi pubica causa a sua volta la sua instabilit e quindi ne deriva un disequilibrio del bacino.

la sindrome della guaina del retto femorale o sindrome del nervo perforante del retto addominale nel calciatore causata da una fissurazione della fascia superficiale addominale che a sua volta causa lo stiramento del nervo perforante.

Pubalgia
cosa fare per evitare la cronicizzazione della patologia
bene intervenire subito con:

Il riposo per alcune settimane
Il trattamento farmacologico antinfiammatorio locale e sistemico
sedute di
laser terapia yag ad alta potenza
Tecar terapia
esercizi di stretching degli adduttori
esercizi di riequilibrio del bacino con metodica RPG (rieducazione posturale globale)

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Riconoscere la giusta scarpetta

Rubrica diretta ed ideata dal Dott. Salvatore Guida
Pubblicato il 10/12/2010

IL DOTT. SALVATORE GUIDA RICEVE SU APPUNTAMENTO AL SEGUENTE NUMERO DI TELEFONO 334-6292423

Per il podista è fondamentale conoscere le caratteristiche del proprio piede per evitare di comprare scarpette “sbagliate” che dopo poco tempo di utilizzo potrebbero danneggiare caviglie, ginocchia, bacino e colonna vertebrale. Conoscere la differenza tra pronazione e supinazione, quindi, è importantissimo. A seconda della modalità in cui avviene l’appoggio, oltre a quelle di passaggio e stacco, si qualifica la tipologia strutturale del piede. Nel soggetto caratterizzato da appoggio del piede neutro, l’ammortizzamento del peso corporeo avviene in modo regolare: il piede si regge correttamente sul tallone e il peso corporeo si sposta sull’arco plantare, che deve essere leggermente concavo, fino alla punta del piede. Nel soggetto pronatore, ossia caratterizzato da appoggio del piede in pronazione (si dice anche piede pronato), l’ammortizzamento del peso corporeo avviene in modo irregolare nonché scarso poiché, in seguito all’impatto del tallone al suolo, la caviglia tende a incurvarsi e a cedere verso l’interno. La pronazione si articola su vari livelli: pronazione eccessiva o iperpronazione, pronazione intermedia, pronazione moderata. Nel soggetto supinatore, ossia caratterizzato da appoggio del piede in supinazione (o appoggio del piede in inversione; si dice anche piede rigido o piede supinato), l’ammortizzamento del peso corporeo avviene solo parzialmente poiché, in seguito all’impatto del tallone al suolo, la caviglia tende a incurvarsi e a cedere verso l’esterno. L’arco plantare è troppo sollevato rispetto alla norma e ciò causa una flessione inadeguata del piede che durante il passo o la falcata rimane irrigidito oltremisura. Seguiva una foto esplicativa conclusione: Una volta ben compresa la struttura del proprio piede, si consiglia di recarsi sempre in un negozio specializzato, che abbia un buon assortimento e personale qualificato

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Stretching per Podisti
Rubrica diretta ed ideata dal Dott. Salvatore Guida
Pubblicato il 05/12/2010

Evidenze e luoghi comuni

Si può affermare che:
a) lo stretching è una disciplina terapeutica e come ogni terapia ha indicazioni e controindicazioni:
b) quindi può far bene o far male;
c) la ricerca ha dimostrato che è abbastanza ininfluente sulla prevenzione degli infortuni, mentre  può migliorare la prestazione aumentando l'elasticità;
d) ogni sport ha il "suo" stretching (Alter e al.)
Il punto c) è fondamentale in quanto molti pensano l'esatto contrario: non serve a migliorare la prestazione, ma aiuta nella  prevenzione. Che questa posizione generalizzata non abbia senso è abbastanza facile dimostrarlo anche con considerazioni generali:
1) lo stretching aumenta l'elasticità muscolo-tendinea;
2) l'infortunio si attua quando certi limiti elastici  vengono superati;
3) con una maggiore elasticità, il gesto atletico sarà migliore e più ampio (miglioramento della prestazione), ma la probabilità di infortunio sarà la stessa.
Con un paragone un po' azzardato è come se lo  stretching aumentasse la cilindrata di una macchina: si va più forte, ma non si vede perché si dovrebbero anche diminuire le probabilità di uscire di strada!
Il punto d) è altrettanto fondamentale e si spiega con il semplice concetto  che un certo gesto atletico può stirare il muscolo fino a una certa percentuale della sua lunghezza iniziale: il quadricipite di un velocista durante i 100 m si stira percentualmente di più di quello di un maratoneta durante la maratona ecc. Lo  stretching deve assicurare la massima elasticità per il gesto che si dovrà compiere.
Il runner in genere non ama dedicare tantissimo tempo allo stretching.
La seduta di stretching – Se ne possono definire  due in momenti diversi: quella prima del consueto e quella specifica,per esempio nel giorno di riposo. Fondamentale è eseguire lo stretching DOPO il riscaldamento.
Si eseguano gli esercizi per una durata da 20" a 1' (il minimo e il massimo suggerito  dalla letteratura scientifica) a secondo delle preferenze individuali; a mio avviso la durata ottimale è 30" (si evita la deformazione permanente del tessuto connettivo). Nel passare da un esercizio all'altro, rilassarsi almeno per 30".

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